Formazione istituzionale sul disturbo da accumulo

Disturbo da accumulo e disorganizzazione cronica per operatori socio-sanitari

Il problema non è nuovo. È sommerso.

In Italia tra il 3,7 e il 6% della popolazione soffre di disturbo da accumulo. Significa che in una città di centomila abitanti ci sono tra 3.700 e 6.000 persone che vivono in case sommerse da oggetti. Alcune di loro non escono da anni e in non pochi casi succedono incidenti e tragedie fatali.

Le cronache italiane lo documentano con una regolarità inquietante: anziani trovati sepolti sotto oggetti in case di Foggia, Torino, Brescia, Verona. Incendi in abitazioni dove i rifiuti accumulati non hanno lasciato scampo. Corpi scoperti solo settimane o mesi dopo la morte, perché nessuno era entrato prima.

Dietro ogni caso di cronaca c’è una storia più lunga, fatta di segnalazioni rimaste senza risposta, di interventi ripetuti da parte di operatori e forze dell’ordine, di familiari stremati.

Il disturbo da accumulo è riconosciuto dal DSM-5 dal 2013. È una patologia clinica, non una bizzarria o un problema di carattere, che spesso purtroppo viene gestito come un’emergenza igienica o di ordine pubblico, con sgomberi forzati che nel 75% dei casi si ripresentano identici entro 12-18 mesi.

Il percorso formativo

Ho sviluppato un percorso di formazione sul disturbo da accumulo in due fasi, pensato specificamente per team multiprofessionali: assistenti sociali, operatori socio-sanitari, personale dell’igiene pubblica, funzionari delle case popolari. Persone che incontrano gli stessi casi e che è fondamentale lavorino in rete.

Fase 1. Formare il team

Conoscenza del disturbo da accumulo e della disorganizzazione cronica, strumenti di valutazione scientifici (Clutter Image Rating, Clutter Hoarding Scale), metodi di lavoro con la persona basati sull’approccio Harm Reduction, cosa fare e cosa non fare. Casi reali analizzati insieme. Al termine il team ha un linguaggio comune e gli strumenti per riconoscere e valutare le situazioni in modo uniforme.

Fase 2. Costruire il protocollo

Si parte dagli strumenti scelti nella Fase 1, si analizzano i dati raccolti sul campo, si costruisce insieme il protocollo operativo condiviso tra i diversi servizi. Ogni giornata include l’analisi di un caso reale portato dal gruppo. Il risultato non è solo un team formato — è un distretto che ha un suo modo di lavorare insieme su questi casi, con strumenti di Harm Reduction condivisi.

Il percorso prevede un minimo di 4 giornate di formazione. Scrivimi per ricevere un preventivo su misura per il tuo servizio.

Cosa dicono gli operatori che hanno frequentato il corso

“Argomento attuale e sottostimato. Corso molto ben strutturato, tempo speso bene.”

“Trovo che sia importante che le persone ottengano queste informazioni, per poter distinguere come sostenere in modo differente l’accumulo e la patologia.”

“Corso molto pratico con esempi concreti e possibilità di portare esperienze lavorative.”

“Non sapevo esistessero realtà operative come quella di cui fa parte la relatrice.”

Perché Irene Novello

Dal 2018 sono iscritta all’Institute for Challenging Disorganization — unica scuola al mondo specializzata in disorganizzazione cronica e disturbo da accumulo. Sono Ambassador ICD per l’Italia.

Nel 2018 ho firmato con APOI il primo protocollo d’intesa tra un’associazione di professional organizer e un comune italiano — il Comune di Bologna — per azioni di sensibilizzazione e prevenzione del disturbo da accumulo. Ho collaborato con il Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna e con il Distretto Sanitario di Merano, dove sto accompagnando un percorso formativo multiprofessionale tuttora in corso.

Non faccio diagnosi. Non insegno teoria. Porto quello che ho imparato sul campo, caso dopo caso.

Come iniziare

Se lavori in un servizio che si trova a gestire casi di accumulo e vuoi capire se questo percorso fa al caso tuo, scrivimi. Possiamo fare una prima chiamata per capire la situazione e valutare insieme come strutturare l’intervento.

→ Scrivimi