Troppo di tutto

Quando il disordine diventa più grande di noi

C’è chi non riesce a fare ordine in casa da anni: ci ha provato molte volte, ha comprato i contenitori giusti, ha guardato i programmi giusti, ha riletto le stesse liste di consigli. E il giorno dopo era tutto come prima, o peggio. C’è chi si muove tra le cose accumulate sul pavimento e si sente in trappola nella propria casa. Chi ha stanze che non usa più. Chi sa esattamente cosa prova quando suona il campanello di casa e deve trovare una scusa per non far entrare nessuno. Non è mancanza di volontà. Non è pigrizia. È qualcosa di più complicato e più comune di quanto si pensi.

Il problema non è sempre dove pensi

Spesso il disordine non è un problema di spazio. È un problema di oggetti nel posto sbagliato o di troppi oggetti, accumulati nel tempo senza un sistema che tenga. Un armadio che non si apre, una cucina in cui non si trova niente, un ripostiglio che è diventato il cimitero di tutto quello che non si sa dove mettere.

La soluzione non è comprare più contenitori. È capire cosa si tiene, perché lo si tiene, e dove ha davvero senso che stia. Questo è il lavoro che faccio con chi ha semplicemente troppo disordine e vuole una casa più leggera.

Quando il disordine non passa da solo

Judith Kolberg, cofondatrice dell’Institute for Challenging Disorganization, ha dato per prima una definizione precisa di disorganizzazione cronica: è presente da un lungo periodo di tempo, incide negativamente sulla qualità della vita, ritorna nonostante i vari tentativi di auto-aiuto. Chi si riconosce in questa definizione spesso prova qualcosa di inaspettato: sollievo. È come se dopo anni passati a sentirsi inadeguati, a pensare che gli altri riuscissero in qualcosa di semplice che loro non riuscivano a fare, avessero finalmente un punto da cui ripartire.

Dare un nome alle cose non è una resa. È il primo passo verso il cambiamento.

Quando si inizia tutto e non si finisce niente Decine di attività iniziate e abbandonate, il garage da riordinare, il cambio di stagione, i documenti da archiviare. Ogni progetto incompiuto aggiunge peso visivo e mentale, aumenta la frustrazione, abbassa l’autostima. È uno dei pattern più frequenti nelle persone con disorganizzazione cronica, spesso legato a difficoltà di concentrazione o gestione del tempo che durano da tutta la vita.

Quando non si riesce a lasciare andare le cose Non sempre è disturbo da accumulo nel senso clinico, anzi molto più spesso non lo è. Ma c’è chi fa fatica a separarsi dagli oggetti, chi conserva tutto per paura di buttare qualcosa di importante, chi non riesce a fare una scelta senza sentirsi sopraffatto. È una difficoltà reale, e non ha niente a che fare con la debolezza di carattere.

Quando il disordine è legato a un momento difficile Una malattia, un lutto, una separazione, un periodo di depressione o ansia. La casa riflette quello che succede dentro e quando si riemerge, il peso delle cose accumulate può sembrare insormontabile.

Quando il disordine divide la famiglia Convivere con il disordine cronico — proprio o di un familiare — è una fonte di stress reale. I conflitti sullo spazio, sul denaro, sul controllo sono frequenti. I figli che non possono invitare gli amici. Il partner che non sa più come aiutare. L’isolamento che cresce. Lavorare sul disordine significa spesso lavorare anche su questo.

Come lavoro

Come professional organizer specializzata in disorganizzazione cronica e disturbo da accumulo, lavoro con persone che si trovano in situazioni molto diverse: dal disordine ordinario che è sfuggito di mano ai casi più complessi. Il mio approccio non cambia: niente giudizio, niente fretta, niente soluzioni preconfezionate.

Casa e spazi — disordine quotidiano

Prima visita Vengo a casa tua, guardo gli spazi, ascolto. Non porto soluzioni preconfezionate, capisco come vivi, cosa funziona, cosa vorresti cambiare. Da lì costruiamo un piano.

Decluttering Lavoriamo insieme sulla selezione degli oggetti: cosa tenere, cosa donare, cosa vendere, cosa smaltire. Non butto niente senza che tu lo abbia deciso. Il ritmo è tuo.

Riorganizzazione spazi Armadi, cucina, documenti, ripostigli, garage. Ogni spazio ha una logica e la troviamo insieme. Sistemo, spiego il perché di ogni scelta, ti lascio un metodo che funziona ancora quando me ne sono andata.

Consulenza a distanza Non sempre serve venire di persona. Lavoro anche da remoto — con foto, videochiamate, planimetrie. Per chi ha bisogno di una guida ma vive lontano, o preferisce iniziare così.

Disorganizzazione cronica e accumulo

Valutazione iniziale Prima di tutto capisco la situazione. Non solo la casa, anche la storia, i tentativi precedenti, quello che non ha funzionato. Da lì costruiamo un piano realistico.

Piano su misura Non esiste un metodo uguale per tutti. Lavoro su strategie personalizzate, spesso fuori dagli schemi ortodossi dell’organizzazione: se funzionano, perché limitarsi?

Affiancamento continuativo Lavoro fianco a fianco, spiegando il perché di ogni scelta. Il ritmo lo decide chi ho davanti, non io. Alcune persone hanno bisogno di procedere lentamente, con molte pause. Va bene così.

Obiettivi concreti Il traguardo non è sempre avere la casa in ordine. A volte è festeggiare il compleanno del figlio in casa. Preparare la valigia per una vacanza. Liberare una stanza. Partire da un obiettivo reale e emotivo cambia tutto.

Lavoro con il team Nei casi più complessi, lavoro in affiancamento a psicologi e psicoterapeuti. Non mi sostituisco a loro, il mio lavoro è complementare, pratico, nell’ambiente domestico.

Perché Irene Novello

Dal 2018 sono iscritta all’Institute for Challenging Disorganization — unica scuola al mondo specializzata in disorganizzazione cronica, disturbo da accumulo e ADHD negli adulti. Sono Ambassador ICD per l’Italia e ho tradotto in italiano tutte le risorse gratuite dell’istituto.

Ho collaborato con psicologi e psicoterapeuti su casi complessi. Ho formato altri professional organizer su questi temi. Ho lavorato con il Comune di Bologna e il Servizio Sanitario di Merano su programmi di formazione e prevenzione del disturbo da accumulo.

Non ho una ricetta uguale per tutti. Ho un metodo e la capacità di adattarlo a qualsiasi situazione, in qualsiasi punto di partenza.

Come iniziare

Se cerchi aiuto per fare ordine in casa e non sai da dove iniziare, o se senti che il disordine è diventato più grande di te, scrivimi. Non serve trovare le parole giuste per spiegarlo. A quello ci penso io.

→ Scrivimi

Domande frequenti

Non riesco a fare ordine in casa da anni. Da dove si inizia? Si inizia da una conversazione. Mi racconti la situazione: com’è la casa, la tua storia, i tentativi precedenti. Insieme capiamo cosa non ha funzionato e costruiamo un piano che parta da dove sei adesso, non da dove dovresti essere.

Ho già provato tanti metodi e non ha mai funzionato. Perché dovrebbe funzionare adesso? Perché questa volta non sei sola. I metodi da soli raramente bastano: quello che cambia è lavorare fianco a fianco con qualcuno che capisce il perché del disordine, non solo il come sistemarlo.

Sono un accumulatore? Probabilmente no, nel senso clinico del termine. Il disturbo da accumulo è una patologia specifica che deve essere diagnosticata da uno specialista. Molto più spesso, chi si definisce accumulatore ha semplicemente troppo disordine e non sa da dove iniziare. In entrambi i casi, posso aiutare.

Lavori anche con persone in terapia? Sì. Il mio lavoro è complementare a quello terapeutico, non sostitutivo. Nei casi in cui è utile, collaboro direttamente con il terapeuta, sempre nel rispetto della privacy della persona.

La situazione a casa mia è molto grave. Posso comunque contattarti? Sì. I casi complessi sono esattamente quelli per cui ho questa formazione. Non mi spaventa. Vengo apposta.

Come faccio ad aiutare un familiare che non vuole essere aiutato? È una delle situazioni più difficili. Non si può forzare nessuno e farlo spesso peggiora le cose. Quello che si può fare è essere presenti, costruire fiducia nel tempo, e cercare il momento giusto. Posso parlarne con te e aiutarti a capire come muoverti.

Si può lavorare anche a distanza? Dipende dal tipo di lavoro: se la situazione è complessa è sempre meglio iniziare insieme.